Il decalogo dei TMD

Logo GSID modificato 2LINEE GUIDA DEL GRUPPO DI STUDIO ITALIANO DISORDINI CRANIOMANDIBOLARI SUI DISORDINI TEMPOROMANDIBOLARI

(Daniele Manfredini, 2017):

1. I disordini temporomandibolari (TMD) sono patologie muscolo-scheletriche…non occlusali [AADR Statement, 2010]!

2. L’insorgenza dei disordini temporomandibolari non è spesso riconducibile ad un singolo fattore noto (eziopatogenesi multifattoriale) [Klasser et al., 2017].

3. La diagnosi dei disordini temporomandibolari basata sull’esame clinico e sull’anamnesi [Schiffman et al., 2014].

4. Nessuno strumento “tecnologico” (es: elettromiografia, kinesiografia, pedane stabilometriche, condilografia, registrazioni elettroniche varie) ha valore diagnostico, in quanto i risultati non correlano con i sintomi [Manfredini et al., 2011]. Nessuna tecnologia puo’ sostituire il migliore strumento diagnostico disponibile: il cervello!

5. Appropriate tecniche di imaging (Risonanza Magnetica [RM], Tomografia Computerizzata [TC]) sono necessarie in casi selezionati e/o non rispondenti alle comuni terapie [Petersson, 2010].

6. La terapia dei disordini temporomandibolari è raramente causale [Greene, 2001].

7. I pazienti con disordini temporomandibolari non si “curano”, ma se ne gestiscono i sintomi (management), con focus sui correlati psicosociali del dolore [List & Axelsson, 2010].

8. La gestione dei disordini temporomandibolari deve avvenire ove possibile attraverso azioni conservative e reversibili (es: counseling; fisioterapia; approcci cognitico-comprtamentali; terapia fisica; devices occlusali [bite] senza disegni occlusali predeterminati o forzati; farmacoterapia per il controllo del dolore; artrocentesi) [Manfredini et al., 2011].

9. Trattamenti occlusali irreversibili (es: ortodonzia; protesi; molagggi selettivi; devices occlusali utilizzati per “ricercare la posizione mandibolare”) non sono indicati per la prevenzione e/o trattamento dei disordini temporomandibolari [Manfredini et al., 2016].

10. I pazienti con dolore cronico richiedono un approccio multimodale coordinato da un esperto in dolore orofacciale, con focus sui fenomeni di sensitizzazione centrale e maladattamento [Harper et al., 2016].

10bis. L’evidenza scientifica e l’etica professionale impongono di mettere il paziente (ed il suo dolore), e non l’odontoiatra (ed i suoi inutili tecnicismi) al centro del programma di cura [Reid & Greene, 2013]!

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Decalogo TMD 2017

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